I reggini ed i calabresi sono sicuramente un popolo tollerante, basta scorrere secoli e secoli di storia per apprezzare questa innata qualità e virtù. Ma i reggini ed i calabresi pur essendo un popolo tollerante non necessariamente devono essere anche anti-fascisti. Molti furono fascisti, tantissimi di recente presunti tali rinnegati alla migliore occasione, ed ancora oggi c’è chi crede e lotta in un’idea di giustizia sociale attraverso il modello di società ispirato alla dottrina fascista.
Pochi per carità, anzi sempre meno a dire il vero schiacciati da un lato da una cultura dominante ormai diretta verso la sciagurata deriva materialista, e dall’altro lato da una democrazia sempre meno pluralista (sistema elettorale docet) e sempre più tendente ad un’oligarchia che nega ogni libertà di espressione a tutte le minoranze non conformi alle volontà di lobbies e di banche (caso Monti docet). Poco importa, “se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee o non vale niente lui o non valgono nulla le proprie idee” diceva il poeta Ezra Pound, e noi missini continuiamo a credere ed a lottare ugualmente per un mondo migliore. E lo facciamo nel rispetto della nostra storia senza negarne una sola virgola e ripugnando ogni forma di odio razziale, e lo facciamo anche e soprattutto nel rispetto e nel confronto delle opinioni e delle libertà altrui senza distinzione di appartenenza alcuna. Sarebbero non pochi i casi esemplari in cui non abbiamo fatto mancare la nostra collaborazione e la nostra solidarietà anche a gruppi di giovani ascrivibili alla sinistra radicale, e lo abbiamo fatto senza remore, senza timori e con l’onestà intellettuale che da sempre contraddistingue il gruppo di giovani che da anni a Reggio anima il MSI-Fiamma Tricolore. Questo perché siamo ormai giunti nel terzo millennio, ci affacciamo ormai all’anno 2012 dopo Cristo ed i tempi sono evidentemente cambiati. Il mondo si è trasformato e continua a mutare ad una velocità mirabolante, il muro di Berlino è finalmente caduto e l’agone politico non è più solo uno stupido scontro anche violento fra opposti estremi. Ed insieme al muro di Berlino sono caduti anche i concetti di destra e di sinistra, due contenitori ormai svuotati di ogni significato politico, sono cadute le nostalgie per regimi ormai troppo lontani negli anni rispetto alla nostra attualità, sono caduti gli scontri fratricidi che ci hanno lasciato storie di violenza inaudita ed ingiustificata fintanto da portare alla morte di tanti giovani e meno giovani. Allora, se è vero che l’ “antifascismo”, come l’ “anticomunismo”, può rimanere un sentimento personale, soprattutto nelle generazioni che hanno vissuto gli anni ‘70/’80, certamente oggi l’ “antifascismo” non può essere proclamato come un valore di alcun tipo, tantomeno politico. I cosiddetti “anti” hanno già fatto abbastanza danni qualche decennio fa, addirittura giovani ragazzini, da una parte e dall’altra, ancora studenti liceali hanno perso la vita per mano di coetanei. Assurdo, insensato, tragico, irripetibile. E tutto questo delirio, seppur mitico e non privo di positivo fervore culturale, è stato ad esclusivo servizio e vantaggio di quel centro - oggi incarnato contemporaneamente un po’ a destra e un po’ a sinistra in una mistificata dialettica delle alternanze - che in verità doveva essere politicamente e trasversalmente combattuto prima di ridurre oggi le giovani generazioni, senza distinzioni di appartenenze politiche, ad una condizione di smarrimento, di precarietà e di disadeguatezza sociale. Una condizione evidente in Italia e ancor di più nella nostra amata città di Reggio Calabria che ancora fatica a trovare un solido volano di sviluppo economico. Una condizione che fa rabbia, tanta rabbia ribollente che deve scatenarsi nelle giovani generazioni in maniera irruente, passionale ma responsabile. Aizzare i toni in maniera delirante, spesso ridicola, strumentalizzare frasi ed eventi con il demenziale linguaggio degli “anti” ormai vetusto, insignificante e fallimentare non è il migliore modo per evitare quel treno che porterà il giovane reggino a salutare la propria città e la propria famiglia per lavorare (forse) nelle aziende del nord italiano. Oggi i giovani non devono più scontrarsi. I giovani con il loro entusiasmo, con la loro determinazione, con la loro volontà, con la loro brillantezza, e perché no con i loro sogni, devono confrontarsi, anche in maniera decisa ed aspra, ma sempre leale, rispettosa delle diversità e costruttiva per tornare ad essere protagonisti di un presente ormai depresso ed artefici di un futuro migliore. Per questo invitiamo il Partito dei Comunisti Italiani a ritirare l’assemblea “anti-fascista” indetta per questo sabato. In un contesto economico e sociale difficile quale sta vivendo il nostro Paese e soprattutto la nostra città, questi appuntamenti possono solo diventare occasione per generare insensati ed incontrollati odi che trovano conseguente sfogo in stupidi scontri violenti e fratricidi. A Reggio non esiste alcun “pericolo fascista”! Piuttosto i problemi della città sono ben altri ed anche parecchio evidenti, ed un’assemblea “anti-fascista” può solamente essere una pericolosa istigazione all’odio, e la nostra città non ha bisogno di nuove tensioni sociali che possono culminare nello scontro violento. Pertanto rinnoviamo il nostro invito al PdCI a ritirare l’assemblea indetta, anzi, meglio a convertirla ad una tavola rotonda in cui diverse realtà del territorio reggino, soprattutto quelle giovanili possano confrontarsi liberamente e possano trasmettere un messaggio positivo e di concreto riscatto rivolto a tutta la cittadinanza. La politica ha l’obbligo morale di cercare e creare forme di confronto dialettico costruttive ed utili alla collettività.Giorgio Arconte – Membro della Segreteria Provinciale MSI-Fiamma Tricolore |