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Replica sulla questione AB - Le nostre proposte PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 30 Novembre 2009 08:55
AnsaldoBredaReggio Calabria - Finalmente e con piacere constatiamo che sindacati e politica istituzionale si sono resi conto della difficile situazione in cui versa l’AnsaldoBreda e sul rischio che corrono i lavoratori dello stabilimento OMECA.
Evidentemente e come al solito bisognava creare prima il bisogno altrui da sfruttare politicamente e clientelarmente affinché qualcosa bene o male si muovesse. Veramente male a dire il vero, considerato che al di là di semplici e tardivi interventi sulla stampa non si è andati.
Siamo stati noi infatti a lanciare l’allarme già un anno fa e come risaputo la Fiamma Tricolore non ha uomini all’interno delle istituzioni o dei sindacati; per questo ci fanno ridere le dichiarazioni di chi qualcosa l’avrebbe potuta fare e invece se n’è rimasto a guardare!
E ci lasciano esterrefatti alcune considerazioni come quelle di due assessori regionali, De Gaetano e Tripodi, che fanno, solo a parole a questo punto, dei lavoratori il motivo principe del loro fare politica e che invece dall’alto delle loro posizioni istituzionali invece di pensare al dramma che in questo momento vive un dipendente AB o dell’indotto o anche un precario, e invece di intraprendere azioni a tutela del posto di lavoro di questi, denunciano fantasiose trame di un “Governo nordista” per difendere gli interessi del nord Italia dimenticando, però, che lo stabilimento più grande dell’AB è il sito di Pistoia di certo non immerso nel ridotto varesino della Lega.
Con i lavoratori e le loro famiglie non si scherza, occorre piuttosto essere più pragmatici e meno retorici e demagogici. L’AB in realtà è in crisi perché non riesce più ad inserirsi da protagonista in un mercato seppur florido come quello del settore ferroviario. Questo è dovuto soprattutto al fatto che Trenitalia preferisce affidare le proprie commesse a concorrenti esteri piuttosto che all’italianissima AB. Atteggiamento inspiegabile e irragionevole in quanto Trenitalia, azienda parastatale, dovrebbe essere più che un cliente per AB un vero e proprio partner! Un atteggiamento fra l’altro supportato dalla vergognosa indifferenza da parte dello Stato italiano che così di fatto non sostiene l’industria nazionale, e soprattutto dal silenzio dei parlamentari calabresi, da destra a sinistra, che dovrebbero anzi difendere a denti stretti l’unica realtà industriale in Calabria quale quella dell’ OMECA. L’AB d’altro canto non può rispondere ad una crisi tagliando posti di lavoro né i sindacati possono reagire organizzando scioperi che di fatto rallentano solo una già blanda produzione. L’AB piuttosto deve pensare ad un piano di efficientamento interno innanzitutto gestendo meglio gli sprechi ed eliminando tutte le costosissime ed altrettanto inutili consulenze esterne. Successivamente incentivando il lavoro di progettazione che deve ideare nuovi prodotti tecnologicamente migliori ed economicamente più convenienti così da potersi reinserire in una domanda di mercato davvero prosperosa come quella del settore ferroviario. Ma se l’AB per rilanciarsi vuole davvero prendere decisioni radicali, allora non se la prenda con i suoi dipendenti ma applichi piuttosto l’articolo 46 della Costituzione Italiana socializzando così l’azienda, ovvero di rendere partecipi i lavoratori alla gestione diretta dell’impresa, quindi senza mediazioni di sindacati, e degli utili.
Non è fantapolitica, ma una proposta seria che tra l’altro solo qualche mese fa è stata espressa anche dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti per rilanciare la grande industria italiana.


Giuseppe Minnella
Coordinatore Regionale

Destra Sociale -Fiamma Tricolore
Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Novembre 2009 09:05